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LE FIGURE DI INVERSIONE (PARTE II)

Come anticipato, tali figure sono seguite da un’importante inversione del trend. Quando esse si formano in prossimità di livelli massimi di un movimento al rialzo vengono chiamate zone di distribuzione, mentre in corrispondenza di valori di minimo determinano delle zone di accumulo.

  La cosa difficile è riuscire a distinguere il tipo di figura che si presenta e, possibilmente, ad un livello di sviluppo utile per poter prendere una posizione sul mercato. Ogni singolo modello ha le proprie caratteristiche, tuttavia, è possibile individuare alcuni aspetti comuni a tutte le figure di inversione.

 In primo luogo, esse assumono maggiore importanza quando si collocano nell’ambito di un trend primario. L’ampiezza di questo movimento risulta utile per il calcolo dell’obiettivo massimo di prezzo, il quale non può essere superiore all’ampiezza totale del trend stesso.

 Un altro fattore comune a tutti i modelli di inversione è individuato nella rottura di una importante linea di tendenza.

 Tale evento costituisce il primo segnale che qualcosa sta cambiando, anche se non necessariamente nel senso di una inversione di trend primario.

 La significatività di tutte le figure, inoltre, dipende dalla loro ampiezza e dal tempo necessario per la loro formazione. In linea generale, più esteso è il lasso temporale necessario per il completamento del modello e maggiori sono l’ampiezza delle fluttuazioni delle quotazioni e i quantitativi scambiati, più consistente risulterà il movimento seguente. In altre parole, ad un’ampia figura di inversione seguirà un movimento di sostanziose dimensioni, mentre una figura di ridotte dimensioni determinerà un movimento poco importante.

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